Lo confesso: settimana scorsa sono partito dalla ridente cittadina brianzola in cui abito alla volta di Cesena, dove come molti di voi sapranno ha avuto luogo l'ormai fantomatico "Woodstock a 5 Stelle", festival musical-culturale organizzato dal "Movimento a 5 Stelle" del comico/politico/profeta Beppe Grillo.Non voglio qui soffermarmi sulla validità o meno del progetto, né tantomeno presentare sfilze di dati senza senso e non verificabili (tanto amati da istituzioni e organzzatori di qualsiasi manifestazione). Ma, e credo sia importante precisarlo, ci tengo anche a dire di non essere mai stato (né di esserlo diventato ora) un "grillino", come siamo stati tutti inopinatamente ribattezzati dalla stampa e dalle sempre più fantasiose reti televisive.
Quello che mi preme è riflettere sull'enorme risonanza che i media ufficiali hanno dato all'evento, talvolta (per l'esattezza una: il solito bolscevico Annozero di Santoro, che ha persino fatto parlare quel pazzo di un comico) come argomento di discussione e confronto, più spesso addentrandosi in faziose riflessioni politiche sulla pericolosità delle proposte grillesche o denunciando la vena "rivoluzionaria" dei partecipanti, rei di accogliere ideali troppo lontani dagli "eccelsi" standard cui ormai la nostra casta preferita ci ha abituati.
In realtà, la due-giorni nostalgica di tempi migliori è stata tutto fuorché un comizio politico. Sì, le linee guida del Movimento sono state ripetute più volte, gli ospiti intervenuti non sono stati certo scelti a caso (vedesi a proposito la partecipazione di Birgitta Jonsdottir, parlamentare islandese che ha portato un esempio calzante di democrazia partecipata; ma anche il commovente intervento del premio nobel Dario Fo) ed erano presenti stand per effettuare donazioni, ma non è certo stato questo il fulcro dell'evento, e mi stupisce nessuno ne abbia parlato.
A fronte di un silenzio totale da parte di quasi tutti i media (esemplare il Tg5, in grado di montare un servizio sull'argomento senza riprendere né gli artisti, né i partecipanti né la splendida atmosfera di un caldo pomeriggio settembrino) su quello che era stato posto come vero scopo dell'iniziativa, ovvero riprenderci i nostri spazi, divertirci, vivere un'esperienza di svago comune in un paese che sembra aver perso la capacità di ridere (ci hanno tolto il rototom che ora è in spagna, hanno tagliato i fondi al traffic di torino, le forze dell'ordine hanno letteralmente terrorizzato i molti partecipanti alle dancehall salentine ecc.), non si pensi che la manifestazione sia passata inosservata, anzi: le parole a riguardo, perlopiù a sproposito, si sono addirittura sprecate.
Se poteva essere prevedibile una bordata di calunnie dalle frange, diciamo così, "meno tolleranti" del nostro Parlamento, non mi aspettavo certo un atteggiamento simile da coloro che amano essere chiamati "liberali" o "democratici". Dal quotidiano Repubblica, in questi tempi bui uno dei pochi organi di informazine che ogni tanto si degna di informare sul serio, agli uffici stampa ufficiali dei partiti, nessuno ha posto l'accento sul carattere sociale dell'evento. Nessuno si è preoccupato di mostrare il lato umano, vero, di chi ha partecipato, lontano da ogni ideale o ideologia di sorta: la totale armonia che per due giorni ha regnato incontrastata in quel di Cesena, la musica che ci ha accompagnati, le tante situazioni inconsuete e a volte commoventi che hanno avuto luogo (quante volte vi è capitato di vedere gruppi di punk con tanto di cresta multicolore giocare a calcio coi bambini mentre i nonni muovono la testa sul ritmo incalzante del rap di Fibra??).
Ora, i proclami profetico-demagogici di Grillo ci sono stati, inutile dire di no. Niente finanziamenti ai partiti e agli organi di stampa, no all'acqua privata, alla tav e al nucleare, sì alla partecipazione e alla democrazia dal basso, sì all'enorme potere di internet: questi, in breve, i "temi caldi" affrontati sul palco. Tutti buoni propositi, eccome no, sulla cui reale applicazione resta però qualcosa più di un dubbio. Nessuno si è convinto che raggiungere questi obiettivi sarà facile o immediato, nessuno è partito con armi e bagagli per cominciare la rivoluzione, nessuno si è dato fuoco in segno di protesta.
Semplicemente, si è parlato e ascoltato, si è pensato a qualcosa che ancora non è ma potrebbe essere, a un futuro che non per forza dovrà essere uguale al nostro presente, e credo di non sbagliare nel dire che tutti siamo usciti un po' arricchiti, se non dalle idee, almeno dal confronto con esse.
Allora forse è questo che fa tana paura alle nostre istituzioni, anzi, inizio ad esserne sicuro: non la pericolosità di un ideale veramente "democratico", non il timore dei "voti persi" che potrebbero raggiungere il partito a 5 Stelle, non la sfiducia in un comico che si atteggia a politico-filosofo come i grandi della storia, ma la consapevolezza che amministrare un popolo informe è cosa ben diversa dall'avere a che fare con gruppi di cittadini organizzati, informati e, soprattutto, pensanti.
Davanti alla miopia di quanti vorrebbero informarci tenendoci all'oscuro, personalmente ho trovato una rigenerante valvola di sfogo nella manifestazione grillesca e in definitiva, sperando non mi odierete per questo né mi scambiarete per un traditore della patria, più di una volta mi sono trovato a pensare che tutto sommato non sarebbe poi un voto buttato più di tanti altri che ho concesso nella mia vita a persone che una volta elette si sono rivelate più ladroni di Barabba.
Per quanto aggressivo e a volte ridicolo, per quanto idealista della peggior specie, per quanto illuso possa essere, Grillo e il suo gruppo mi hanno parlato da pari, mi hanno messo in mezzo a qualcosa di vero e non mediato, mi hanno fatto capire che esiste un progetto e che, se lo vorrò, quel progetto riguarda anche me. In breve, mi ha restituito il mio diritto di essere cittadino informato dei fatti.
Per questo, e tanti altri motivi, alle prossime elezioni potrebbe anche saltarmi il grillo....... e se non sarò l'unico (e non credo), forse pure in Italia Woodstock avrà cambiato la storia.
Anche perché al momento, almeno sul fronte politico, peggio di così non potrebbe davvero andare.
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